Caro Cracco, scusa se esisto.

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Lettera a Carlo Cracco di un Agrichef.

Leggo con interesse l'appello che Cracco e altri chef lanciano per tutelare la ristorazione italiana facendo riferimento alla concorrenza sleale di chi non rispetterebbe le stesse regole in termini di sicurezza alimentare. Tutto bene se non fosse che dal testo della sottoscrizione della FIPE emerge una superficialità e un'approssimazione che rischia di creare confusione soprattutto per i consumatori. Tra i vari comparti che recherebbero danni al comparto tra gli altri ci sarebbero non definiti "operatori del settore agricolo" senza chiarire ulteriormente il concetto, ma lasciando la libera interpretazione agli organi di stampa che in un attimo hanno sintetizzato questa categoria in quella degli agriturismi. Questo modo di concepire il settore per categorie, facendo la lista dei buoni e dei cattivi senza un approfondimento legittima una distorsione della realtà che vedrebbe l'alta ristorazione come unica depositaria del verbo "mangiare italiano". Non so se "mangiare italiano" vuol dire pagare 75cl d'acqua stellata la bellezza di 10,00€, ma se degli 85 miliardi di spesa degli italiani solo lo 0,33% viene speso nei ristoranti stellati, trovo inopportuno intestare a Carlo Cracco il ruolo di capopopolo in questa crociata un po' naif. Evito l'ovvietà ovvia per cui in ogni settore convivono persone oneste e farabutti e invito Carlo Cracco domenica prossima al mio agriturismo senza stelle per parlare della vera ristorazione italiana con dell'ottimo barbera compreso nel prezzo del menu. Sacrilegio!

Link all'assurda crociata di Cracco

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